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La pazzia di Orlando

OVVERO IL MERAVIGLIOSO VIAGGIO DI ASTOLFO SULLA LUNA

adattamento scenico e regia di Mimmo Cuticchio
pupari: Mimmo e Giacomo Cuticchio, Fulvio Verna, Tania Giordano
musicisti: Nicola Mogavero, Marco Badami, Mauro Vivona, Alessio Pianelli e Francesco Biscari
luci di Marcello D’Agostino
organizzazione di Elisa Puleo

Programma

Con la rappresentazione de "La pazzia di Orlando ovvero il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla luna", riscrittura di uno dei capitoli più visionari del repertorio dell’Opera dei Pupi, Mimmo Cuticchio prosegue il suo percorso di rinnovamento della tradizione con l’apertura alla grande scena. La guerra di Agramante d’Africa contro la Francia, incanti ed incantesimi, l’amore di Angelica e Medoro, Astolfo che arriva sulla luna per recuperare il senno di Orlando, sono gli ingredienti del favoloso mondo dell’Opra che in questo spettacolo Cuticchio mette in scena utilizzando sia la tecnica del cunto sia la manovra a vista.
A mezza via tra spettacolo e dimostrazione di lavoro, i pupi si muovono senza il piccolo boccascena in cui vengono di solito agiti e tuttavia ottengono ugualmente effetti incomparabili grazie alla capacità di Mimmo Cuticchio, che con la sua abilità di moltiplicare le voci occupa meravigliosamente la scena. La musica, composta per questo lavoro, è dal vivo ed è eseguita da un ensemble di archi e fiati.   

La storia
Mentre la corte di Carlo Magno è in subbuglio, perché molti paladini si sono allontanati per cercare Angelica, arriva la notizia che Agramante d’Africa sta portando la guerra alla Francia. Cristiani e saraceni si incontrano sotto le mura della città di Parigi. Intanto Cloridano e Medoro, per recuperare il corpo del loro Re Dardanello, si spingono nottetempo fin sotto le mura e vengono assaltati da un drappello di cristiani che uccidono Cloridano e feriscono gravemente Medoro. Il caso vuole che Angelica passa da quel campo e, assieme ad un vecchio contadino che stava tornando con il suo mulo nella sua capanna, porta via il ferito salvandolo da una sicura morte. Nel frattempo, il paladino Astolfo sta cercando per campagne, pianure e monti suo cugino Orlando e mentre il suo destriero sta bevendo ad una fonte, un demonio, finto ragazzo, gli prende il cavallo facendosi inseguire fin sotto il Castello delle Menzogne, creato per opere di magia dal negromante Atlante. Astolfo, attraverso un librettino che gli ha regalato la Maga Logistilla, sua amica, distrugge quell’incanto. Seguono duelli contro mostri ed altri animali mitologici, fino a quando Astolfo suona il suo corno fatato e tutto svanisce come polvere al vento. Adesso in quella aperta campagna c’è soltanto l’Ippogrifo che apparteneva al negromante. Astolfo lo cavalca e questo invece di galoppare, comincia a volare sempre più in alto, portando il paladino sulla luna.  Qui, il paladino, incontra Giovanni l’Evangelista che gli spiega il motivo per il quale è giunto sulla luna.  Spetta a lui il compito di prendere il senno di suo cugino Orlando e riportarlo sulla terra.