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Euridice e Orfeo

di Valeria Parrella
regia di Davide Iodice
adattamento di Valeria Parrella, Davide Iodice
spazio scenico, maschere e costumi di Tiziano Fario
luci di Davide Iodice 
con Michele Riondino e Federica Fracassi 
e con Davide Compagnone e Raffaella Gardon 
musica in scena di Guido Sodo Raffaella Gardon 
musica originale di Guido Sodo
produzione Teatro Bellini Fondazione Teatro di Napoli

durata: 75 min senza intervallo

Programma

Orfeo è un ragazzo viziato dall’esistenza: è bello e ha talento. Così tanto talento che gli viene regalata una lira addirittura da Apollo. Orfeo aggiunge due corde a quella lira e cambia la storia della musica. E’ convinto di potere tutto, grazie al suo talento. Non è arrogante: è la giovinezza stessa, che crede nell’invincibilità. Ma la vita va diversamente…
“Euridice e Orfeo” ci mette di fronte all’interrogativo più grande: è possibile sconfiggere la morte?  Orfeo, che tutte amano, si innamora di Euridice ma Euridice muore, “per una sciocchezza, un inciampo” scrive la Parrella. Orfeo che non ha mai provato dolore e non ha mai avuto paura della perdita, si convince di poter sconfiggere la morte per riavere tra le braccia sua moglie. Ovviamente si sbaglia: Euridice non torna, non può tornare. E l‘unico finale possibile è la morte. Orfeo ed Euridice è una storia di arrendevolezza alla vita, di accettazione della morte. Scrive Valeria Parrella: “Riprendere in mano il mito oggi, rileggerlo, provarsi nella sua riscrittura, significa cercare, tra gli universali che esso comprende e trasmette, quello che ci è più vicino. Che istintivamente continua, duemila anni dopo il poema di Ovidio, a muoverci: cuore e passi.”

Valeria Parrella rielabora il mito di Orfeo ed Euridice proponendone una lettura in chiave contemporanea: «Gluck, Anouilh, Cocteau per le scene, ma anche Bufalino, Pavese: ognuno ha una risposta diversa su quell’ultimo voltarsi di Orfeo, sul perché lo fa. Commovente il passaggio di Rilke, forse tratto dalla visione di un bassorilievo custodito qui: nel Museo Archeologico di Napoli. Respexit dice la tradizione (di Virgilio nelle Bucoliche e Ovidio nelle Metamorfosi): e a questo verbo, che non ha un equivalente in italiano, perché significa “si voltò indietro”, ma che contiene in sé anche la radice del “respectum”, del rispetto, io ho dato credito e seguito; così come a quel bassorilievo, in cui compare un Hermes, assieme a Euridice e Orfeo. Ho scritto – conclude l’autrice – una novella che diventa un testo teatrale, una storia non realistica: piuttosto orientata alla filosofia e alla psicologia della perdita e dell’elaborazione del lutto». Un’opera a tre voci che sarà diretta da Davide Iodice: «Voglio lasciare la parola alla Parola, ora che vi ritorno dopo anni di una drammaturgia tutta ispirata dalla scena. Qui dico allora solo del canto di Orfeo, che è questione simbolica ed estetica insieme, poiché la prima domanda che mi sono posto nell’affrontare nuovamente questo mito, più volte declinato in visioni nei miei lavori, è stata: come rendere quel canto, così commovente da ammansire le bestie, così commovente da spalancare le porte degli inferi, (qualunque sia il loro significato)? Nessuna voce può, mi sono detto. Poi, ascoltando il suono-senso delle parole nella voce viva degli attori, ho inteso che tutta la bellissima prosa-poetica del testo fosse quel canto, insieme di Euridice e Orfeo, e allora abbiamo cominciato a lavorare ad un unico flusso sonoro, un concertato o un corale, se vogliamo, che tentasse di restituire alla Parola il suo potere ipnotico, evocativo: la sua emozione. Per il resto, questa è una dichiarazione d’amore».


VALERIA PARRELLA
Nata nel 1974, vive a Napoli. E’ laureata in Lettere Classiche. Ha scritto per l’editore minimum fax “mosca più balena”(2003) e “ Per grazia ricevuta”(2005), per Einaudi “Lo spazio bianco”(2008), “Lettera di dimissioni”(2011) e “Tempo di imparare” (2014) e le piéces teatrali “Tre terzi”(2009) e “Antigone”(2012), per Rizzoli “Ma quale amore”(2010), per Bompiani “Ciao maschio” (2009) e “Il verdetto”(2007). Per il Teatro San Carlo, ha firmato il libretto “Terra” su musica di Luca Francesconi (2011). I suoi libri sono tradotti in Europa e negli Stati Uniti. Collabora con L’Espresso e La Repubblica.

DAVIDE IODICE
Nato a Napoli nel 1968, dove vive. Nel 1991 si laurea in regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, con il maestro Andrea Camilleri. Ha collaborato con alcuni dei maggiori esponenti della scena teatrale italiana, da Carmelo Bene a Leo De Berardinis, da Carlo Cecchi a Roberto De Simone. In Francia ha lavorato con danzatori provenienti dalle compagnie di Pina Baush, Mark Morris, Magui Marin e in Inghilterra con lo Yorkshire Dance di Leeds. Il suo lavoro di creazione, le esperienze di direzione artistica di progetti, compagnie, teatri, gli impegni pedagogici e formativi, dalla fine degli anni Ottanta a oggi sono stati sempre caratterizzati da un’intensa indagine antropologica, alla ricerca di un collegamento vivo tra il fare artistico e il suo senso sociale, pubblico. Il suo lavoro ha attraversato tutto il territorio nazionale e all’estero è stato ospitato a Dieppe, Marsiglia, Berga, Barcellona, Madrid, Leeds, Manchester, Parigi, Berlino, Goteborg. Tra i riconoscimenti: il Premio nazionale Eti Scenario (menzione speciale 1993), il premio Lo Straniero (1998), il Premio Ubu (1999), il premio Girulà - Teatro a Napoli (2000 e 2009).