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Biglietti

Intero: 24,00 euro
Over 65: 18,00 euro
Under 30: 15,50 euro

I biglietti sono disponibili:
• alla biglietteria del Teatro Comunale (a luglio, nei giorni e orari di apertura della campagna abbonamenti)
• on-line sul sito www.tcvi.it
• nelle filiali della Banca Popolare di Vicenza

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LA TRILOGIA DEGLI ELEMENTI: FEDRA | IL FUOCO

testi Yannis Ritsos
ideazione Marianne Pousseur e Enrico Bagnoli
musiche originali George Aperghis e Marianne Pousseur
regia, scene e luci Enrico Bagnoli
suono e scenografia sonora Diederik De Cock
costumi Christine Piqueray

con Marianne Pousseur

Programma

IL PROGETTO
Tutta l’opera di Yannis Ritsos, nato nel Peloponneso nel 1909 e morto ad Atene nel 1990, due volte deportato e incarcerato dal governo del suo paese, è pervasa dal suo attaccamento alla “grecità”. Si rifà alle radici della memoria storica per trasportarle nel suo tempo. A nostra volta, proseguiamo il cammino iniziato dal poeta per farle giungere fino a noi. Nei testi originali si innestano la voce, i corpi, la musica e le arti visive, strumenti tecnici ed elementi poetici al tempo stesso. Siamo stati spinti a lavorare su questo trittico di monologhi dal nostro interesse per la ricerca sul linguaggio. Lavorando su un linguaggio contemporaneo, innovativo la possibilità di misurarsi su un arco di tempo più lungo rispetto a quello di un unico spettacolo, permette di approfondire la ricerca su un vocabolario espressivo in generale, così come su tutte le discipline che contribuiscono al risultato finale. Un momento di autentica crescita e di apprendimento. Quando si riguarda alle ricerche compiute si può decidere di cambiare completamente le nostre tematiche, rinnovare tutti i nostri parametri o di approfondire l’ambito in cui abbiamo agito, rifiutare le limitazioni, arricchire il nostro lessico. Al termine della nostra esperienza su Ismene, dopo una ricerca durata tre anni e che ci aveva condotto lontano nelle nostre riflessioni, avevamo la sensazione di essere solo all’inizio e non alla fine del processo creativo. Il rifiuto del potere (Ismene), la questione della purezza (Fedra) e, infine, la perdita totale della propria identità unitaria (Aiace), sono oggi argomenti talmente problematici che sembra impossibile non tentare un qualche gesto. Non si tratta naturalmente di una forma di risposta, ma piuttosto di un confronto, di un appello, di un modo di provocare attrito fra di noi, un tentativo di accendere una fiamma attraverso lo sfregamento di due silenzi.

FEDRA | il Fuoco
In questa seconda parte della Trilogia, Marianne Pousseur ed Enrico Bagnoli indagano le radici della tragedia ed individuano un modo originale di formulare le domande essenziali sull’ingiustizia e la responsabilità. La Fedra di Ritsos è una donna complessa. È presa da un amore improvviso, che cambierà per sempre la sua vita. Nonostante l’inconcepibile differenza d’età tra una donna matura ed un uomo, Ippolito, che potrebbe essere suo figlio, e nonostante il rapporto quasi filiale che li unisce, il loro amore potrebbe essere bello, puro, giovanile. Ma la risposta è brutale. Questa passione risulta colpevole, impura, sporca. Nelle parole di Ippolito le donne sono in sé stesse impure, ancor prima di essersi macchiate della minima colpa. Al di là della questione della femminilità, si pone semplicemente quella della “purezza”.
Fedra è vittima di una situazione che l’imprigiona come un uccello nella colla. Qualsiasi atto, qualsiasi scelta la invischiano sempre di più. Soltanto la morte potrebbe risolvere la situazione ma, come dice Ritsos, essa arriva sempre troppo tardi. Alcune macchine, dette celibi perché non sono azionate dalla mano dell’uomo, sviluppano una loro attività autonoma e incessante, mosse da leggi della fisica e della chimica. Gli elementi naturali essenziali nelle loro molteplici trasformazioni creano una polifonia di suoni e movimenti meccanici. L’azione delle macchine celibi è un’eco, una proiezione di Fedra e rende la scena di volta in volta un organismo vivente, un luogo di fantasmi e un meccanismo infernale.
Lo stato psicologico di Fedra può essere paragonato ad una sindrome bipolare che oscilla tra l’amore assoluto e cieco e il disprezzo per la vigliaccheria di Ippolito. La messa in scena rispecchia la medesima tendenza bipolare all’ossimoro: giaccio bollente, calma delirante, rumore silenzioso, morte vivente. Tutte queste contraddizioni definiscono con precisione la nostra Fedra, oscura e luminosa.

Fedra
è una produzione della Compagnia Kroma, in coproduzione con il Théâtre de Liège e il Théâtre des Tanneurs, con la collaborazione de Les Brigittines e della Maison des cultures et de la cohésion sociale de Molenbeek e con il sostegno del Ministère de la Communauté française Wallonie-Bruxelles, service du Théâtre.

KROMA
Marianne Pousseur ed Enrico Bagnoli si sono incontrati nel 1990 durante le rappresentazioni de “Le Troiane” per la regia di Thierry Salmon, con il quale Enrico all’epoca collaborava prima della sua tragica scomparsa. Mettendo in gioco le loro diverse qualità e competenze – cantante specializzata nel repertorio contemporaneo, compositrice, attrice e artista figurativa l’una, light designer, scenografo, regista, informatico ed inventore l’altro – hanno fondato la compagnia di teatro musicale Khroma, che in greco significa “colore”, termine usato sia nelle arti visive che nella musica. L’incontro si realizza in un ambito che unisce musica, immagine, luce e letteratura, in un movimento sperimentale innovativo che mette insieme un approccio artigianale ed immediato con le tecnologie più avanzate. Allora come oggi un luogo di sperimentazione per i due fondatori nel quale ciascuno mette in campo le proprie competenze professionali in funzione di specifici progetti sui quali si sviluppa un lungo ed intenso lavoro di ricerca il cui obbiettivo è raggiungere ciò che si trova nel punto d’incontro delle diverse discipline: teatro e musica, parola e canto, spazio e luce. I punti di partenza sono molteplici: l’universo dell’assurdo di Lewis Carrol (Dialogue entre l’huître et l’autruche, 1991), le canzoni di Brecht e Eisler accompagnate da immagini fotografiche (Le chant des ténèbres, 1998), una partitura “aperta” di John Cage (Songbooks, 1996), l’allestimento di un’opera (Histoire de Babar di Francis Poulenc, 2000 e L’Enfant et les Sortilèges di Maurice Ravel, 2001), la messa in scena di un poema drammatico considerato irrappresentabile (Peer Gynt di Ibsen, 2003). Nel 2008 Khroma ha intrapreso il lavoro sul Trittico di Yannis Ritsos di cui Aiace è l’ultima creazione a completare la trilogia degli elementi.